Buon anno, Impero Romano: Quando gli auguri pesavano più di oggi

Siamo sommersi dagli auguri. Messaggi copia incolla, vocali mandati mentre si apparecchia, storie con font discutibili e countdown presi in prestito da qualcun altro. Il Capodanno oggi è una cascata continua di “buon anno” che durano il tempo di uno swipe. Poi dal fango della Britannia salta fuori una tavoletta di legno e ti ricorda che non è sempre stato così.

Duemila anni fa qualcuno ha scritto “buon anno” a una sola persona. E qualcuno l’ha letto davvero.

Succede a Vindolanda, un forte romano ai confini del mondo conosciuto, prima del Vallo di Adriano. Freddo, periferico, lontano da Roma quanto basta per sentirsi fuori scena, ma non abbastanza da uscire dal tempo dell’Impero. Qui il terreno umido ha conservato tavolette di legno con lettere, elenchi, inviti, messaggi quotidiani. Non la Storia ufficiale, quella che si scolpisce. Quella che si vive.

Tra queste ce n’è una che sembra scritta ieri. È un biglietto di auguri per il Capodanno romano. Anno nuovo, 1° gennaio, esattamente come adesso. Il destinatario è Flavius Cerialis, comandante della IX coorte dei Batavi. Il mittente è Hostilius Flavianus, un uomo qualunque del sistema romano, abbastanza istruito da scrivere, abbastanza vicino da volerlo fare.

Il messaggio non urla. Non celebra. Non impressiona. Augura semplicemente un anno felice e prospero. Fine. Nessuna promessa, nessun “quest’anno spacco”, nessuna lista di buoni propositi. Solo un gesto diretto, umano, necessario.

La cosa interessante è che il Capodanno romano era già il 1° gennaio. Non una festa improvvisata, non una tradizione locale. Dal 153 a.C. quella data era ufficiale e anche ai margini dell’Impero si rispettava. Questo significa che gli auguri viaggiavano. Attraversavano confini, climi, distanze. Non erano un obbligo sociale. Erano un’abitudine condivisa.

E qui arriva la parte che fa male, in senso buono. Quell’augurio era uno solo. Non un broadcast. Non un post. Era pensato per qualcuno. Oggi auguriamo a tutti e non parliamo con nessuno. Loro auguravano a uno solo e dicevano davvero qualcosa.

Vindolanda ci racconta questo. L’Impero romano non reggeva solo su legioni e leggi, ma su relazioni. Su legami abbastanza forti da giustificare una tavoletta, dell’inchiostro e del tempo. Nessuna urgenza di farsi vedere. Nessun algoritmo da accontentare.

Duemila anni dopo gli auguri sono ovunque, ma pesano meno. Quello di Hostilius Flavianus invece è arrivato fino a noi. Non perché fosse importante, ma perché era autentico.

Forse il Capodanno non è cambiato poi così tanto. Cambiano i supporti, cambiano i rumori di fondo, ma il senso resta lo stesso. Dire a qualcuno ci sono. Anche domani. Anche se siamo lontani. Anche senza fuochi d’artificio.

Da Vindolanda, ai margini dell’Impero romano, alle deviazioni di oggi. Fuori Rotta è il posto dove le strade secondarie diventano destinazioni e perdersi smette di essere un errore.

Se un giorno decidi di andarci davvero, Vindolanda va visitata senza fretta e con il meteo giusto, pioggia leggera compresa. Arrivaci a piedi lungo il Vallo di Adriano, salta i percorsi più turistici e fermati nel museo a leggere le tavolette, non solo a guardarle. È lì che capisci perché certi luoghi fuori rotta parlano più di mille capitali.

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