
Nel mondo del cinema horror capita che la paura non resti solo sullo schermo. Set colpiti da incidenti, morti improvvise, oggetti inquietanti usati davvero. Ecco cinque produzioni famose in cui la finzione ha sfumato nell’inquietante realtà.
1968 – Rosemary’s Baby
Il capolavoro di Roman Polanski sembra accarezzato dalla maledizione fin dal titolo. L’anno successivo all’uscita del film, la moglie incinta di Polanski, Sharon Tate, venne brutalmente uccisa insieme ad altri quattro da seguaci di Charles Manson.
Nel dettaglio: il 9 agosto 1969 Tate, incinta di circa otto mesi, fu assassinata nella sua casa di Beverly Hills.
La sincronia fra la trama del film e la tragedia reale ha alimentato l’idea che qualcosa fosse nell’aria.
1976 – The Omen
Un’altra produzione che reca la fama di “set maledetto”. Durante le riprese sono accaduti diversi eventi strani, come un fulmine che colpì l’aereo su cui viaggiava l’attore Gregory Peck.
È difficile stabilire quante delle vicende siano documentate e quante amplificate, ma la leggenda attorno al film è ben radicata.
1982 – Poltergeist
Questo film è forse fra i più citati quando si parla di “maledizione del cinema”.
Un fatto dimostrato: durante la famosa scena nella piscina in cui la protagonista JoBeth Williams sprofonda fra scheletri, molti dei teschi usati erano reali resti umani.
In più, fra i membri del cast e della produzione ci furono morti successive in circostanze tragiche: per esempio l’attrice Heather O’Rourke morì giovanissima.
L’uso di veri scheletri ha scatenato un alone di inquietudine che ancora oggi accompagna il film.
1994 – The Crow
La tragedia qui è incontestabile: durante il set il protagonista Brandon Lee fu accidentalmente ucciso da un colpo di pistola “prop” che conteneva un proiettile vero.
La sua morte fece scalpore, provocò indagini e cambiamenti nelle norme di sicurezza sul set. È forse il caso più concreto di “quando girare un horror diventa un horror vero”.
A ben pensarci, forse non sono i film a essere maledetti.
Forse è che, quando giri troppi horror di fila, qualcosa del set ti resta attaccato addosso come la nebbia artificiale o il sangue finto che non va più via dalle mani.
Il cinema dell’orrore è un richiamo per spiriti inquieti: attira coincidenze strane, piccoli incidenti, luci che si accendono da sole e registi che giurano di aver visto “qualcuno” passare dietro la macchina da presa quando la sala era vuota.
E così, tra veri scheletri usati per risparmiare sul budget, attori colpiti da proiettili “a salve” un po’ troppo veri, e set benedetti più spesso di una chiesa, viene il dubbio che il confine tra finzione e realtà sia sottile quanto una pellicola 35mm.
Ma forse è proprio questo il fascino: l’idea che ogni volta che accendiamo la tv per rivedere L’Esorcista o Poltergeist, da qualche parte, in un vecchio magazzino della Paramount, una porta sbatte da sola.
E chissà, magari è solo il vento.
O magari qualcuno non ha ancora detto “stop”.

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