Il buono, il brutto e il cattivo

Lo scheletro che voleva continuare a recitare

C’è una scena, verso il finale, che tutti ricordano. Il vento. La polvere. Le croci che si perdono all’orizzonte nel cimitero di Sad Hill. La macchina da presa di Sergio Leone che gira intorno ai personaggi con quella tensione quasi operistica, mentre la musica di Ennio Morricone costruisce l’attesa.

Tuco scava freneticamente. Trova la bara. La apre.

Dentro non c’è oro. C’è uno scheletro.

Ed è qui che comincia la leggenda.

La sequenza

Siamo nella parte conclusiva del film. Dopo aver attraversato la guerra civile americana, tradimenti, alleanze temporanee e doppi giochi, i protagonisti arrivano al gigantesco cimitero circolare. È una scena di tensione pura. Il montaggio si stringe sui volti, sugli occhi, sulle mani. Poi l’apertura della bara.

Il dettaglio è rapido ma potente. Lo scheletro appare realistico, quasi disturbante nella sua immobilità. Non sembra un oggetto di scena qualunque.

E infatti, secondo una storia che circola da anni, non lo sarebbe stato.

La storia dello scheletro “vero”

La versione più diffusa racconta che lo scheletro usato nella scena fosse reale. Non un manichino in gesso. Non una replica anatomica.

Si dice che lo scenografo Carlo Leva, su richiesta di Leone che voleva “verità” anche nei dettagli, avesse recuperato a Madrid uno scheletro autentico. Apparteneva, secondo il racconto, a una donna spagnola che in vita era stata attrice.

La parte più affascinante della storia è questa: la donna avrebbe lasciato scritto nel testamento il desiderio che il proprio scheletro fosse usato nel cinema dopo la morte. Un modo, si dice, per continuare a recitare.

È una narrazione perfetta. Troppo perfetta.

Il problema

Dopo ricerche approfondite tra fonti cinematografiche, trivia, archivi online e discussioni specialistiche, emerge un dato chiaro:

Non esiste un nome.
Non esiste un documento.
Non esiste un’intervista ufficiale che confermi l’identità di questa presunta attrice.

La storia compare in blog di cinema, in sezioni “curiosità” e in forum. È citata anche in pagine di trivia. Ma quando si cerca la fonte primaria, la testimonianza diretta, il documento d’archivio, tutto si dissolve.

Anche i luoghi simbolo del film, come il vero cimitero di Sad Hill in Spagna, restaurato negli ultimi anni e diventato meta di culto, non riportano alcuna identificazione ufficiale dello scheletro.

Realtà o leggenda da set

Nel cinema di Leone il confine tra mito e realtà è sempre stato sottile. L’epica nasce anche da queste storie laterali, da questi racconti che si trasmettono come folklore.

È possibile che lo scheletro fosse reale. In quegli anni non era raro l’utilizzo di materiale anatomico autentico in ambito cinematografico o accademico.

È possibile anche che la parte “romantica” dell’attrice che voleva continuare a recitare sia una costruzione successiva, una di quelle leggende che il cinema genera spontaneamente.

Perché diciamolo: l’idea è troppo cinematografica per non funzionare.

La verità più interessante

Forse la cosa più affascinante non è sapere chi fosse quella donna.

Forse è il fatto che, ancora oggi, nel momento in cui Tuco apre la bara, noi non stiamo solo guardando una scena di un western.

Stiamo guardando un frammento di mito.

E che quello scheletro sia vero o no, continua comunque a fare ciò che la leggenda gli attribuisce:
restare in scena.

ATTENZIONE ERA UNO SPOILER!!! 🤣🤣🤣

Se sei arrivato fin qui, ormai è troppo tardi. Ma tranquillo, nel nostro universo gli spoiler diventano leggende, le leggende diventano mito pop e il mito… si commenta.

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Per noi il cinema inizia quando scorrono i titoli di coda.

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