Blur contro Oasis

Quando il pop diventa una guerra di classe (e non solo una questione di musica)

C’è stato un momento in cui scegliere una band non era una preferenza, era una dichiarazione di identità, non “che musica ascolti?” ma “da che parte stai?”

Nel secondo episodio di Versus, la creator Mapleberry prende una delle rivalità più iconiche degli anni ’90 e la smonta pezzo per pezzo, noi partiamo da lì e allarghiamo il campo, perché Blur contro Oasis non è solo Britpop, è Inghilterra contro Inghilterra.

Quando l’Inghilterra voleva smettere di essere americana

Inizio anni ’90, il mondo è grunge, Nirvana, Pearl Jam, Seattle ovunque, l’Inghilterra osserva e decide una cosa molto semplice, non vuole essere una copia.

Nasce il Britpop, melodie anni ’60, ironia britannica, quotidianità, pub, suburbia, accento inglese rivendicato con orgoglio, e qui entrano loro.

Due band, due mondi

Da una parte i Blur, Londra, scuole d’arte, ironia, distanza, osservano la società e la raccontano come un esperimento sociologico con chitarre.

Dall’altra gli Oasis, Manchester, working class, nessun filtro, ambizione dichiarata, superare i Beatles, non provarci, superarli.

Due visioni incompatibili, non solo musicalmente.

La faida perfetta (costruita al momento giusto)

All’inizio non c’è odio, solo differenza, poi arrivano i media, una frase fuori posto, una risposta acida, un’intervista, e improvvisamente non sono più due band.

Sono due schieramenti, l’élite contro il popolo, l’ironia contro la rabbia, Londra contro Manchester, e a quel punto la domanda diventa inevitabile, chi vince?

14 agosto 1995, il giorno in cui il pop diventa boxe

I Blur fanno una mossa perfetta, spostano l’uscita di Country House per farla coincidere con Roll With It, non è più musica, è strategia.

I giornali impazziscono, la chiamano “British Heavyweight Championship”, un incontro di boxe, ma senza ring.

Il risultato (e il problema delle vittorie)

Vincono i Blur, 274.000 copie contro 216.000, fine della storia? Non proprio, perché quella vittoria suona strana, quasi vuota, e nel frattempo gli Oasis preparano la risposta.

La guerra vera la vincono loro

Quando esce (What’s the Story) Morning Glory? cambia tutto, dentro ci sono Wonderwall e Don’t Look Back in Anger, non è più una sfida, è un dominio culturale.

I Blur vincono la battaglia, gli Oasis vincono la memoria collettiva.

E quindi… era davvero una guerra?

Sì, ma non tra loro, era una guerra di narrazione, una guerra di classe, una guerra costruita perfettamente per essere venduta, e funzionava perché tutti avevano bisogno di scegliere.

Come finisce davvero

Nel 2013 succede qualcosa che negli anni ’90 sarebbe sembrato impossibile, Noel Gallagher, Damon Albarn e Graham Coxon suonano insieme alla Royal Albert Hall, fine della faida, o forse no, perché le rivalità vere non spariscono, cambiano forma.

Questo articolo nasce dal secondo episodio della rubrica Versus di Mapleberry, che continua a raccontare le grandi faide della musica tra realtà, marketing e percezione collettiva.

Nel suo video trovi tutta la storia completa, con timeline, dettagli e retroscena che qui abbiamo solo riassunto.

Ora dicci! Blur o Oasis?
Oppure hai capito che la vera risposta è
nessuno dei due… ma entrambi.

Se ti piacciono le storie che partono dalla musica e finiscono altrove, Episodi Riff e altre derive è il posto giusto dove perderti.

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