
C’è un paese della Sila, Cotronei (Crotone), che sognava di diventare la Graceland italiana.
Il piano? Un museo dedicato a Steven Tyler, voce inconfondibile degli Aerosmith, per celebrare le origini calabresi del suo nonno paterno, Giovanni Tallarico.
Un’idea folle quanto romantica, sostenuta da 1,3 milioni di euro di fondi regionali.
Solo che, come spesso accade in Italia, il sogno si è trasformato in una soap opera giudiziaria.
Il museo, che doveva nascere nel seicentesco Palazzo Bevilacqua (dove il nonno di Tyler viveva prima di emigrare), è stato improvvisamente spostato altrove, in una sede del tutto diversa.
E questo ha fatto saltare i nervi al rocker, che – raccontano – ci teneva proprio a quella location, perché rappresentava le vere radici della famiglia Tallarico.
A peggiorare la situazione, il fatto che Tyler non fosse mai stato coinvolto ufficialmente nel progetto.
Così, quando ha scoperto che il suo nome e la sua immagine venivano usati per promuovere un museo a lui dedicato, ha inviato una diffida formale al Comune di Cotronei, intimando di non utilizzare il suo nome né i suoi cimeli.
A difendere Steven nella vicenda, c’è un nome che suona quasi da film: l’avvocato Nino Grassi, suo cugino calabrese, scelto proprio per rappresentarlo in questa curiosa battaglia tra rock e burocrazia.
Nel frattempo, la Procura di Crotone ha aperto un’indagine per falso ideologico, truffa aggravata e irregolarità nei finanziamenti, coinvolgendo circa 15 persone tra ex amministratori e tecnici comunali.
Da museo delle radici a caso giudiziario, il passo è stato breve.
«I parenti calabresi del mito del rock avevano in cantina la mappa di un tesoro da 1,3 milioni… solo che il tesoro era un museo. E alla fine non l’hanno aperto: hanno fatto arrabbiare il mito. Complimenti a noi italiani, siamo riusciti nell’impresa impossibile di far perdere la pazienza perfino a Steven Tyler.»
«Origini improbabili? Un nonno Tallarico che suonava il mandolino in Calabria, un nipote che urla nei concerti a Las Vegas e poi torna alle radici… per trovarsi un museo che scivola nel seminterrato del paese. Se è rock questo, decide lui quando.»
Epilogo (per ora)
Cotronei si ritrova con un museo fantasma, un’inchiesta aperta e un cugino avvocato del frontman più urlante della storia del rock.
Steven Tyler, da parte sua, ha fatto sapere che ama la Calabria, ma preferirebbe vederla suonare un po’ più in tempo con la realtà.
E così, tra origini improbabili e fondi pubblici scomparsi, ci resta l’unica certezza possibile:
nessuno come noi italiani sa far arrabbiare un’icona mondiale… con un progetto culturale.
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