
C’è chi la sera guarda documentari sui vulcani, chi recupera serie da venti stagioni, e poi ci sono io che, navigando tra canali improbabili, inciampo in questa cosa.
Una trasmissione. Una trattoria concorrente.
Due individui. Noti? Boh. Io ne conosco solo uno, forse quello meno noto.
Un tavolo illuminato al centro del locale, circondato da avventori. Veri? Finti? Boh. E… polpette.
Questi tizi le annusano, le osservano, le girano con la forchetta come se stessero analizzando un meteorite appena caduto dal cielo.
La struttura regge? È sferica quanto basta? Il sugo è denso o no?
Giuro. Parlavano davvero di questo. Della polpetta e del sugo.
Mi ritrovo spettatore ipnotizzato, in bilico tra riso cosmico e imbarazzo altrui. Perché loro non stanno semplicemente mangiando. Stanno celebrando.
Hanno trasformato la polpetta in alta cucina.
La trattano come fosse un amuse-bouche da 37 euro in un ristorante che ti porta le posate una alla volta per evitare incidenti diplomatici.
La scena è surreale.
Uno dei due assaggiatori chiude gli occhi, inspira profondamente e parte con il tono del sommelier in estasi.
La polpetta è presentata come un’opera concettuale.
Tre ingredienti di base, un po’ di ambizione e il resto tutto storytelling.
La telecamera le gira attorno come fosse un pianeta abitabile scoperto dalla NASA.
E loro, serissimi, masticano in silenzio e fanno cenni solenni.
Poi arriva il colpo di scena:
“C’è il guanciale nel sugo!”
Panico.
Oddio! Ci starà bene?
Parte una musica da giallo anni Trenta.
Finale: sì, è andata. Meno buono di quello tipico romano ma accettabile.
A quel punto capisco due cose.
La prima è che la tv non smetterà mai di sorprendere la mia capacità di sopportare l’assurdo.
La seconda è che le polpette sono ufficialmente argomento di conversazione tra due cicisbei per farci una trasmissione televisiva, e ormai non ne usciranno più.
Siamo nella fase storica in cui anche il comfort food ha un ufficio stampa.
La polpetta, regina anarchica della cucina casalinga, è diventata fenomeno televisivo da giudicare con metri di misura che ricordano più un concorso di architettura che il pranzo della domenica.
E forse va bene così.
Perché se possiamo assistere a due persone che discutono del “profilo aromatico della polpetta”, allora tutto è possibile.
Il limite non esiste più.
La creatività culinaria nemmeno.
Resta una sola domanda.
Quando arriverà la versione estrema tipo “Masterpolpetta All Stars” O “Polpetta Wars La Vendetta dello Speziato”
noi intanto prepariamo i popcorn continuiamo ad aggiornare la nostra rubrica
Che sappiamo già che, prima o poi, qualcuno proverà a giudicare anche quelli con la stessa serietà.


