
Roma, 22 ottobre 2025.
In un giorno qualunque della Repubblica, nella sala “Caduti di Nassirya” del Senato, qualcuno ha deciso che era il momento giusto per presentare una macchina in grado di trasformare la sabbia in grano.
Non in senso poetico. In senso letterale.
L’invenzione sarebbe attribuita al fisico scomparso Ettore Majorana e al suo collaboratore Rolando Pelizza, che avrebbe custodito per decenni il segreto dell’alchimia quantistica: la trasmutazione della materia.
Tradotto: roba che se funzionasse, oggi il Sahara sarebbe la nuova Pianura Padana.
A guidare il convegno un parterre degno di un crossover tra Superquark e Voyager:
Alfredo Ravelli, autore del libro Majorana-Pelizza: il segreto svelato, che ha promesso “prove fotografiche e filmate” dell’invenzione;
Gianfranco Basti, teologo e filosofo della scienza, pronto a ricordarci che la fisica può anche essere spirituale, ma solo fino a un certo punto;
Roberta Rio, storica con inclinazioni mistiche, per la quale il confine tra energia e coscienza è più sottile di un campo quantico;
Francesco Alessandrini, ingegnere, indispensabile per dare un tocco tecnico alla magia;
e infine Alberto Negri, presidente dell’associazione Spazio Tesla, nome che già basterebbe come biglietto da visita.
A dare il benvenuto all’esperimento è stato Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato, che però poche ore dopo si è affrettato a precisare che “concedere la sala non significa credere alla macchina”.
Un modo elegante per dire: “Io ho solo dato le chiavi, non sapevo che dentro stessero costruendo un acceleratore di miracoli”.
Tra gli applausi e qualche sorriso perplesso, si è parlato di giovinezza eterna, energia infinita e materie che cambiano stato come personaggi di Dragon Ball.
Mancava solo un effetto speciale e la colonna sonora di Interstellar.
Gli scienziati veri, intanto, si sono limitati a ricordare che per trasformare la sabbia in grano servono sole, acqua e agricoltori, non un reattore mistico a idrogeno spirituale.
Ma forse il punto non era la scienza: era lo spettacolo.
Perché in Italia, più che inventare la macchina dei miracoli, abbiamo perfezionato l’arte di presentarla in conferenza stampa.

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