
A New York c’è una stazione della metropolitana che è costata più di 4 miliardi di dollari, ha impiegato dodici anni a nascere ed è stata pensata come una colomba che vola via dalle mani di un bambino. Il problema è che quando piove forte, quella colomba si allaga.
Una scultura che deve anche far passare i treni
L’Oculus, il World Trade Center Transportation Hub firmato da Santiago Calatrava, non è nato per essere semplicemente funzionale. È nato per essere un simbolo. Sorge a Ground Zero, sostituisce la stazione PATH distrutta l’11 settembre 2001, e Calatrava l’ha immaginata come l’immagine di un uccello che si libera dalle mani di un bambino: le sue costole d’acciaio bianco si aprono verso il cielo come ali spiegate, in un’ellisse di circa 107 metri per 35 che sfida qualsiasi logica da capitolato di stazione ferroviaria. Sotto, a più di 48 metri di profondità, i pendolari continuano a prendere il treno come se niente fosse.
La luce come materiale da costruzione
Il pezzo forte è lo skylight apribile che corre lungo l’asse centrale, circa 100 metri di lucernario mobile che ogni anno, l’11 settembre, si apre a orario fisso per far entrare la luce diretta del sole, in un gesto che è insieme ingegneria e liturgia civile. Calatrava parla della luce come di un elemento strutturale, non decorativo: l’edificio, dice, è sorretto anche da “colonne di luce”. È il tipo di frase che suona benissimo in un comunicato stampa e che, va detto, qui funziona davvero: l’interno bianco e vuoto della hall centrale, senza un solo pilastro a interrompere lo spazio, è uno degli ambienti pubblici più fotografati di Manhattan.
Dal preventivo alla realtà, un rapporto complicato
Poi ci sono i numeri, ed è qui che la storia diventa interessante per davvero. Il progetto viene presentato nel 2004 con un’apertura prevista per il 2009 e un costo stimato di 2,2 miliardi di dollari. Apre invece nel marzo 2016, con dodici anni di cantiere sulle spalle e un conto finale che sfiora i 4,4 miliardi. Nel frattempo è diventato, di fatto, il collegamento più integrato tra PATH, linee della subway (1, A, C, R), Brookfield Place e le torri del nuovo World Trade Center, oltre che un centro commerciale su due livelli. Una stazione, un monumento e uno shopping mall nello stesso edificio: la sintesi perfetta di come si costruisce a Manhattan quando i soldi, teoricamente, non dovrebbero essere un problema.
Il dettaglio che rovina la favola
E poi ci sono le infiltrazioni. Nel 2015 e di nuovo nel 2017, dopo forti piogge, l’acqua è entrata nell’Oculus, con la Port Authority che ha scaricato la colpa sul cantiere aperto della vicina Torre 3, ancora in costruzione sopra la stazione. Comunicati che si smentivano a vicenda nel giro di poche settimane, pendolari che documentavano tutto sui social, e la colomba bianca da 4 miliardi che, in certi giorni, si comportava come una qualunque banchina della metro italiana durante un temporale. È probabilmente l’unico caso al mondo in cui un capolavoro dell’architettura contemporanea e un problema di manutenzione ordinaria condividono lo stesso indirizzo.
Perché ci interessa
Perché l’Oculus racconta meglio di tanti altri edifici cosa succede quando l’ambizione simbolica incontra la burocrazia, i cantieri paralleli e i costi che lievitano di anno in anno. Resta comunque, dal punto di vista puramente formale, uno degli spazi pubblici più radicali costruiti negli Stati Uniti nell’ultimo ventennio. Semplicemente, è anche la prova che anche i simboli della rinascita, ogni tanto, hanno bisogno di un idraulico. Ma è una struttura BELLA, BELLA DAVVERO.
Cemento Emotivo e Design imprevedibile, dove l’architettura più ambiziosa del mondo finisce sempre per fare i conti con qualcosa di molto più banale. Su TOHzine.


