Frank Lloyd Wright: L’uomo che mandò in tilt i gusti dei newyorkesi

Frank Lloyd Wright non progettava edifici. Li progettava come provocazioni.
Quando nel 1943 gli chiesero un museo d’arte moderna, lui rispose: “Ok, ma lo faccio a modo mio.”
Traduzione: nessun rettangolo, nessun piano dritto, e addio pareti normali.

Nacque così il Guggenheim Museum, una spirale bianca nel mezzo di Manhattan che detta con affetto sembra un parcheggio di lusso per astronavi.
I newyorkesi la odiarono subito: “È una lavatrice!”, “È un budino!”, “È un insulto all’arte!”
Wright, invece di offendersi, sorrise e disse:

“I miei edifici non sono per gli idioti.”

Subito simpatico, insomma.

Gli artisti non la presero meglio:
“Come si appendono i quadri su pareti che girano?”
Wright, zen e velenoso:

“Se il quadro non funziona qui, il problema è del quadro.”

Sempre peggio.

Nel frattempo, il cantiere andava avanti da sedici anni, roba paragonabile alla nostra Salerno-Reggio Calabria.
Secondo la Frank Lloyd Wright Foundation, l’architetto produsse oltre 700 disegni, cambiando idea più spesso di un influencer davanti a una sponsorizzata.

Ah, e voleva dipingerlo color sabbia, non bianco.
Il bianco gliel’hanno imposto.
Ed oggi quel colore è il simbolo del museo. Ironico, no?

La parte triste arriva come in ogni biopic, Wright muore nel 1959, sei mesi prima dell’inaugurazione.
Non vedrà mai le file davanti al suo “budino gigante”.
Non saprà che la sua lavatrice d’arte diventerà patrimonio UNESCO e poster da camera per generazioni di studenti di architettura.

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Oggi, il Guggenheim è lì, una spirale che sembra ancora farsi beffe di tutto ciò che è dritto, prevedibile e noioso.
Una specie di monumento al genio testardo, al tipo che aveva sempre ragione anche quando aveva tutti contro.

Alla fine se il mondo ti dice che stai sbagliando forma, probabilmente sei solo in anticipo di 70 anni.

Grazie Frank!

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