
Roma non è mai stata così ambita.
Non dai turisti, quelli ci sono sempre stati, ma da chi vuole restarci. Comprare, ristrutturare, arredare con Schifano e Guttuso e sparire tra le cupole. Negli ultimi anni la Capitale ha silenziosamente smesso di essere una meta da cartolina per diventare il quartier generale europeo di un manipolo di star internazionali che hanno capito una cosa semplice: rispetto a Parigi e Londra, qui si vive meglio e si spende meno. Per ora.
La notizia più recente porta le firme di Michael Douglas e Catherine Zeta-Jones. Secondo quanto riportato dal Mail on Sunday, l’attrice gallese avrebbe fatto al marito uno di quei regali che rendono obsoleto qualsiasi altro: un attico multimilionario a pochi passi da Piazza Navona, dentro un palazzo storico del centro, con terrazza panoramica e veduta su San Pietro. La coppia è stata avvistata in città nei giorni scorsi, non per una premiere, non per un red carpet, ma per seguire i lavori di ristrutturazione. Cappellini da baseball, occhiali scuri, cene di spaghetti in trattoria. L’appartamento ha già i quadri appesi: opere di Mario Schifano e Renato Guttuso scelte da Zeta-Jones per arredare gli ambienti. Nelle foto circolate online compare anche Massimo Ferrero accanto alle due star, a conferma che Roma ha un suo modo unico di mescolare i mondi.

Se il caso Douglas fa rumore, quello di Thom Yorke ha una storia più silenziosa e forse più bella.
Il frontman dei Radiohead abita a Roma da qualche anno, in un attico di trecento e passa metri quadri in zona Campo Marzio, che fino agli anni Ottanta era la casa di Italo Calvino. La zona lettura dove lo scrittore era solito pensare e scrivere è stata mantenuta com’era durante la ristrutturazione; nella sala biblioteca, le infinite pile di libri hanno lasciato il posto a innumerevoli vinili. Yorke a Roma ci sta davvero: si muove con passo rapido, cappello calato sulla fronte. Sua moglie è italiana, Dajana Roncione, attrice siciliana, e questo probabilmente spiega sia l’inserimento nella vita quotidiana della città sia il dettaglio involontariamente surreale che gli è capitato: una redazione online ha tentato di imbucarsi a casa sua a Ferragosto portandogli gli ingredienti per una carbonara. La missione è fallita per via di un cane e di un vicino molto contrariato. Yorke, vegano, non avrebbe gradito neanche il guanciale.
C’è poi chi a Roma ci finisce tanto spesso da sembrare quasi un residente. Harry Styles frequenta la Capitale da anni, avvistato tra le bancarelle di Porta Portese, in bicicletta per il centro, al supermercato. La sua base nel Lazio è a Civita di Bagnoregio, borgo di roccia etrusca con undici abitanti stabili, ma Roma funziona come estensione naturale di quella scelta. Il momento più cinematografico del suo rapporto con la città risale a marzo 2025: Styles viene avvistato da solo in piazza San Pietro durante l’elezione del nuovo Papa. Berretto basso, nessuna scorta. Lo riconoscono, scatta qualche foto, poi sparisce nella folla.
Roma offre alle star internazionali qualcosa che nessun’altra capitale europea garantisce con la stessa naturalezza: la possibilità di sparire. La città ha il suo ritmo e non lo cambia per nessuno, nemmeno per chi le regala un Guttuso.
Detto questo, l’Italia accoglie tutti e lo fa con una generosità che poche culture al mondo possono vantare. Ma accogliere non significa scomparire. Comprare un attico nel centro storico, abitare l’appartamento di Calvino, fare la spesa al mercato rionale, tutto questo ha un peso culturale che va oltre l’investimento immobiliare. L’Italia non è un fondale. Non è un glamping con le cupole. È un paese con una densità di storia, lingua e identità che chiede qualcosa in cambio: non la residenza anagrafica, non il tricolore sul balcone. Solo il rispetto di chi sa di stare in un posto che non gli appartiene del tutto, e ne è grato.
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