Da vulcano a Chicago ad astronave a Los Angeles: il museo di Lucas ha cambiato forma tre volte

A Los Angeles è appena atterrata un’astronave da quasi 28mila metri quadrati e un miliardo di dollari di budget. Dentro non troverete quasi Star Wars, ma troverete Frida Kahlo, Andy Warhol e, in un angolo nascosto al quinto piano, pure Banksy.

Prima doveva essere un vulcano

Il Lucas Museum of Narrative Art apre al pubblico il 22 settembre 2026 nell’Exposition Park di Los Angeles, ma la sua storia comincia altrove, con tutt’altra forma. Nel 2014 il progetto era destinato a Chicago, sul lungolago del Michigan, disegnato come un vulcano. L’associazione Friends of the Parks fece causa sostenendo che un terreno pubblico non potesse ospitare un progetto privato, e Lucas cambiò città. I renderings del vulcano di Chicago intanto erano già stati ribattezzati dai residenti “Mucus Museum”, l’astronave del deserto di Jabba the Hutt, una montagna di purè di patate e persino un modem Apple. Nomi che meritavano di sopravvivere più del progetto stesso.

Un’astronave vera, stavolta

Il nuovo edificio, firmato dall’architetto cinese Ma Yansong dello studio MAD (lo stesso delle torri “Marilyn Monroe” in Canada), non assomiglia più a un vulcano ma a un’astronave sospesa sopra un prato. Cinque piani, 35 gallerie, oltre 1.500 pannelli curvi in fibra di vetro, un oculo enorme al centro e un tetto diviso a metà tra verde e pannelli solari. Il tutto per un miliardo di dollari e otto anni di cantiere, tra pandemia e problemi di forniture. Star Wars? Giusto il 7 per cento Chi si aspetta un tempio dedicato a Guerre Stellari resterà spiazzato: i materiali legati alla saga occupano solo il 7% dello spazio espositivo. Il resto della collezione, oltre 40mila opere raccolte da Lucas insieme alla moglie Mellody Hobson, mette insieme un autoritratto di Frida Kahlo, opere di Norman Rockwell, Andy Warhol, Diego Rivera, Jack Kirby e la fotografia “Migrant Mother” di Dorothea Lange. Il museo dell’uomo che ha inventato Darth Vader è, di fatto, un museo che parla di tutto tranne che di Darth Vader.

Ma Banksy nascosto al quinto piano? La sorpresa vera arriva all’ultimo minuto ed è al piano più alto. Al quinto livello, quello dedicato ai murales, è stata allestita una galleria intera di opere di Banksy, annunciata solo a ridosso dell’apertura. Per arrivarci bisogna salire al quarto piano e poi prendere un secondo ascensore, come se il museo non fosse del tutto convinto di volercela mostrare. Tra le opere, la celebre bambina con il palloncino a forma di cuore, l’immagine che Banksy ha reso più riconoscibile del logo di qualunque saga cinematografica.

Chi taglia il nastro

L’apertura ufficiale è il 22 settembre, ma la serata di gala del 19 riunisce un cast che sembra uscito da un red carpet più che da un’inaugurazione museale: Tom Cruise, Steven Spielberg, Greta Gerwig, Guillermo del Toro e Pharrell Williams, con Jensen Huang di Nvidia a ricordare a tutti che anche i chip per l’intelligenza artificiale, in fondo, raccontano una storia. Un edificio che ha cambiato forma e città, un fondatore di Star Wars che espone tutto tranne Star Wars, e un artista che si firma con uno pseudonimo e nasconde le sue opere al piano più alto. Se la narrazione visiva è davvero un linguaggio universale, il Lucas Museum ha appena dimostrato che il suo dialetto preferito è l’ironia involontaria.

Cemento Emotivo torna presto con altre architetture che sembrano scappate da un film di fantascienza.

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