Quando non eravamo inclusivi (e nemmeno ce ne accorgevamo)

Da bambini cantavamo a squarciagola qualsiasi cosa passasse dopo pranzo su Italia 1, senza fare troppe domande sul contenuto. Oggi, riascoltando certe sigle con orecchie adulte, viene da chiedersi come abbiamo fatto a non farci caso.

Non è un esercizio di cancel culture retroattiva, sia chiaro. Nessuno vuole togliere Daltanious dalla memoria collettiva o processare Cristina D’Avena. È solo che riascoltare oggi certi testi, con tutto quello che sappiamo ora su linguaggio e rappresentazione, produce un effetto molto simile a quello di rivedere una foto di classe e notare per la prima volta un dettaglio imbarazzante che ti era sempre sfuggito. Nel nostro mondo all’epoca non c’era il concetto di discriminazione per tutto e tutti. Cantavamo e ci “caricavamo” come dei super eroi pensando di essere come loro, ma la cosa più importante era che sapevamo che avremo vinto perché noi eravamo i buoni. Non erano eroi gli spacciatori, i trafficanti di droga e tutta questa gente malavitosa, non esistevano Gomorra, Romanzo Criminale etc…quella roba era sugli atti processuali non divulgati, stavano sui telegiornali o in bocca a giudici, magistrati…ma noi bambini non sapevamo nulla di questo e ai nostri genitori non importava nulla di descriverci un mondo cattivo, tanto poi l’avremo prima o poi conosciuto ma NON da bambini. Crescevamo senza pregiudizi, accettavamo una realtà in cui non c’erano altro che BUONI da una parte e CATTIVI dall’altra poi se ogni gruppo al proprio interno conteneva gay, persone di colore o qualche altro genere oggi intoccabile non importava NIENTE. Piccola carrellata di canzoncine di cartoni animati che canticchiavamo…

Daltanious, o il primo populismo intergalattico

Correva il 1981 quando i Superobots, su testo di Franco Migliacci, misero in musica le gesta del robot Daltanious. Il ritornello si rivolge direttamente agli invasori extraterrestri, intimandogli di lasciare il pianeta e minacciando conseguenze piuttosto fisiche a chi non obbedisce. Come se non bastasse, poco dopo il testo traccia una linea netta tra chi merita protezione perché debole e chi merita solo disprezzo perché stupido. Un manifesto di politica identitaria intergalattica infilato dentro una sigla per bambini di sei anni, e nessuno ha mai battuto ciglio. ”Odia gli stupidi, aiuta i deboli, dagli invasori ci difenderà Lui si sacrifica, lo sa che è l’ultima, speranza dell’umanità Extraterrestre via da questa Terra mia, togli le zampe o ce le lascerai Ti spacca in quattro lui, ci fa una croce su, e tu non ci sei più…” Pensare alle nostre città invase da persone che non rispettano la terra che li accoglie? Se la canti sei tu una brutta persona oggi, o no?

Calimero, il pulcino che doveva scusarsi per essere nero

Il caso più citato quando si parla di questo tema, e non a caso. Nato come mascotte pubblicitaria nel 1963 e diventato serie animata negli anni Settanta, Calimero passa gran parte della sua esistenza a ripetere che il suo essere piccolo e nero non è colpa sua, quasi dovesse chiedere scusa per come è fatto. Il colpo di scena finale, poi, è anche peggio del problema che vorrebbe risolvere: si scopre che non è nero per davvero, ma solo coperto di fuliggine, e trova la sua redenzione tornando bianco grazie a un detersivo. La diversità non va accettata, va rimossa con un buon bucato. Messaggio che oggi verrebbe scambiato per un elogio tipo della razza ariana, o no?

Lady Oscar, o la delusione di essere nata femmina

Nel 1982 i Cavalieri del Re aprono la sigla di Lady Oscar con la nascita della protagonista, accolta dalla dichiarata delusione del padre, che sperava in un maschio e si ritrova invece una femmina. Per rimediare al contrattempo, alla neonata viene messo in culla un fioretto, come se essere donna fosse un’anomalia da correggere con l’addestramento militare fin dalla nascita. Abbiamo passato l’infanzia a considerarla un simbolo di emancipazione perché tirava di scherma meglio degli uomini, senza notare che la premessa di partenza era che nascere femmina fosse comunque un problema. Oggi sarebbe vista come una mossa che scatenerebbe tutte le comunità che si battono per i diritti di genere tipo LGBTQ…o no?

Nessuna di queste canzoni è stata scritta con cattiveria. Erano altri tempi, altri codici, altra sensibilità collettiva, e probabilmente tra trent’anni qualcuno riascolterà con lo stesso stupore certi contenuti che oggi ci sembrano normalissimi. Nel frattempo, se vi capita di canticchiare Daltanious sotto la doccia vi prego, non pensate di essere una brutta persona ma un eterno bambino col mito dei buoni vincono sempre. O no?

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