Axolotl: Il cucciolo eterno che ha rinunciato all’evoluzione

Il sorriso più sospetto della natura

C’è qualcosa di profondamente sospetto in un animale che sembra sorridere sempre e non evolve mai davvero, si chiama Ambystoma mexicanum ed è la prova vivente che la natura ogni tanto si concede delle deviazioni creative, tipo progettare una salamandra che resta per sempre in modalità “bozza approvata”, con branchie esterne che sembrano piume da copricapo azteco, occhi piccoli, faccia piatta e quell’espressione che sta tra la beatitudine e il “non ho capito ma va bene così”, e la cosa incredibile è che non è un difetto, è una scelta evolutiva chiamata neotenia, cioè crescere biologicamente senza mai diventare davvero adulto nel senso classico, niente passaggio alla vita terrestre, niente metamorfosi definitiva, solo acqua, branchie e una calma esistenziale che molti umani inseguono con corsi di mindfulness e falliscono comunque Poi c’è il dettaglio che trasforma questo esserino da mascotte tenera a creatura quasi inquietante, l’axolotl si rigenera, non in modo simbolico, non come noi che diciamo “mi reinvento”, lui proprio si rifà i pezzi, perde una zampa e la ricostruisce identica, danneggia un organo e lo ripristina, cuore, midollo, parti del cervello, come se il corpo avesse un backup attivo sempre pronto a reinstallare tutto, ed è per questo che nei laboratori è una superstar silenziosa, studiato per capire se un giorno anche noi potremo smettere di considerare certe cose irreversibili, spoiler, per ora no, ma lui nel frattempo continua tranquillo a dimostrare che la biologia può essere molto meno definitiva di quanto pensiamo

Un animale fuori posto nel suo stesso mondo

Il problema è che tutta questa perfezione fuori standard esiste praticamente in un solo posto, i canali di Xochimilco, quello che resta di un antico sistema lacustre vicino a Città del Messico, un luogo che oggi è un mix surreale di turismo, tradizione e pressione urbana, acqua inquinata, specie invasive, habitat che si restringe sempre di più, risultato, in natura l’axolotl è rarissimo, molto più facile trovarlo in acquario, nei meme o nei laboratori che nel suo ambiente reale, una specie iconica che sopravvive meglio nel digitale che nel mondo fisico, che è già di per sé una frase abbastanza inquietante

Mitologia, fuga e altre strategie intelligenti

E poi ci sono le curiosità che sembrano inventate ma non lo sono, il nome “axolotl” viene dalla lingua nahuatl e significa più o meno “mostro d’acqua” o “cane dell’acqua”, associato al dio Xolotl, divinità un po’ ambigua che, secondo il mito, si trasforma proprio in axolotl per sfuggire al sacrificio, quindi già qui capisci che la strategia base della specie è evitare problemi esistenziali trasformandosi in qualcosa di apparentemente innocuo, poi c’è il fatto che può, in rarissimi casi, completare davvero la metamorfosi e diventare una salamandra terrestre, ma è come se fosse un piano B che nessuno vuole davvero attivare, una specie di “posso crescere ma preferisco di no”, infine c’è la questione colori, perché quello rosa che vediamo ovunque non è nemmeno la versione più comune in natura, è una variante chiara selezionata e diffusa in cattività, quindi l’axolotl che tutti trovano irresistibile è già, in qualche modo, una versione filtrata, migliorata, quasi “instagrammata” della realtà

Il cucciolo che il pop non riesce a trasformare

Non esiste (almeno per ora) un cartone animato famoso con l’axolotl come protagonista assoluto, ma la cosa interessante è che questo esserino continua a comparire ovunque, sempre di lato, sempre un po’ misterioso, come se si rifiutasse anche qui di diventare davvero mainstream, l’apparizione più iconica è in Gravity Falls, dove non è solo un animale carino ma una specie di entità cosmica citata nei momenti più strani e criptici della serie, collegata al personaggio di Bill Cipher, e già questo dice molto, perché invece di diventare mascotte simpatica viene promosso direttamente a figura quasi divina, come se anche nella cultura pop non riuscisse a fare una cosa normale

Poi c’è il caso più recente e decisamente più pop, Minecraft, che ha fatto una cosa molto semplice e molto efficace, ha preso l’axolotl e lo ha reso adorabile, colorato, collezionabile, praticamente un piccolo alleato acquatico che i giocatori proteggono e portano in giro, risultato, milioni di persone che prima non sapevano nemmeno cosa fosse ora lo riconoscono al volo, anche se spesso nella versione giocattolo digitale

Nel mondo dell’animazione pura invece resta più una suggestione che un protagonista, compare in fan art, progetti indipendenti, character design sperimentali, perché visivamente è perfetto, ha già tutto, forma semplice, dettagli strani, espressione neutra che puoi interpretare in mille modi, ma forse proprio per questo è difficile trasformarlo in un personaggio classico con una narrativa lineare, è troppo statico, troppo sospeso, troppo già completo così, e in fondo è coerente, perché l’axolotl non è il tipo che guida la storia, è quello che sta lì mentre tutto succede, e in qualche modo la sua presenza è più forte proprio perché non fa nulla per prendersi la scena

Quando non succede niente

Se mai faranno un cartone su di lui, probabilmente non sarà una storia di crescita, di trasformazione o di conquista, sarà qualcosa di molto più strano, uno che resta fermo mentre il mondo cambia e alla fine sei tu che ti chiedi se non sia lui quello che ha capito tutto prima degli altri

L’axolotl è probabilmente l’unico animale che riesce a essere contemporaneamente un meme, un oggetto di studio scientifico e una specie in pericolo critico. E mentre noi lo guardiamo e diciamo “che carino”, lui sta facendo una cosa molto più radicale, sta resistendo, senza evolversi, senza cambiare forma, solo restando esattamente com’è.

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