
C’era una volta, negli anni ’80, un prodotto che divideva l’Italia in due fazioni: chi stava dalla parte del cacao e chi da quella dell’albicocca. Non si trattava di una questione politica, ma di una battaglia dolcissima, quella dei Krafen Alemagna, i krapfen farciti che conquistarono le merende di una generazione.
Lo spot che tutti ricordano
La pubblicità Alemagna presentava i suoi krafen farciti con un cartone animato che vedeva protagonisti Krafen al Cacao contro Krafen all’Albicocca. I due personaggi erano rappresentati come lottatori di sumo! Un duello buffo e irresistibile, che rendeva il prodotto immediatamente riconoscibile, e soprattutto, desiderabile. Il primo spot in alta qualità risale al 1983, ma la campagna pubblicitaria era già in circolazione dal 1982, testimonianza di un prodotto che l’azienda credeva fortemente.
Un’immagine rimasta impressa nella memoria collettiva di chiunque abbia vissuto quell’epoca davanti al televisore.
Cos’è un krapfen (o krafen)?
Il krapfen è un dolce con radici profonde. Le sue origini sono austriache, ed è conosciuto anche in Baviera come dolce di Carnevale alla moda di Graz, poiché veniva preparato per le feste di Carnevale, quando i krapfen erano fritti e venduti nelle strade. Da Graz fu presto esportato a Vienna, e poi si diffuse nel Lombardo-Veneto e soprattutto in Trentino, dove nei centri dolomitici si mangiano ancora oggi i migliori krapfen che si possono trovare in Italia.
Nei bar e nelle pasticcerie italiane si trovano krapfen ormai in qualsiasi periodo dell’anno, chiamati con differenti nomi: bomboloni, bombe, graffe, kraffe, krafel, krafen, krafeln. Originariamente il krapfen, questa frittella dolce confezionata con pasta lievitata a cui viene data una forma di palla, prevedeva un ripieno di marmellata rigorosamente di albicocche. Alemagna, con la sua versione al cacao, stava quindi introducendo una variante moderna e golosa rispetto alla tradizione.
Chi era Alemagna?
Dietro a quei due grassi combattenti c’era una delle più grandi storie dell’imprenditoria dolciaria italiana. Alemagna è un marchio del settore alimentare italiano, originariamente appartenente all’omonima azienda fondata da Gioacchino Alemagna a Melegnano (MI) nel 1921.
Nel 1925 aprì un rinomato caffè con pasticceria in Piazza del Duomo di Milano, e nel 1937 inaugurò uno stabilimento in via Guglielmo Silva, che divenne un simbolo della produzione di panettoni e altri dolci di alta qualità.
Gli stabilimenti Alemagna, nei quali erano occupati circa seimila operai alla fine degli anni Sessanta, producevano fino a 1500 quintali di panettoni o di colombe nei periodi di punta. Una potenza industriale che, accanto al panettone, il suo prodotto simbolo, aveva saputo diversificare: gelati, caramelle, autogrill, e appunto i krafen.
Il declino di un’epoca
Gli anni ’80, proprio quando i Krafen spopolavano in televisione, erano però anche gli anni del tramonto di quella Alemagna “storica”. Negli anni Settanta, Motta e Alemagna si erano fuse insieme, poco dopo la morte di Gioacchino, avvenuta nel 1974. Dalla fusione delle due aziende nacque l’Unidal (Unione Industrie Dolciarie Alimentari), controllata dalla SME. Il grande marchio milanese era ormai parte di una holding pubblica, e la sua identità si sarebbe progressivamente dissolta nel corso degli anni ’90.
Nel 1986, il marchio Alemagna venne incorporato da SME insieme alle altre controllate Motta e Pavesi nell’Alivar. Nel 1990, i marchi Alemagna e Motta vennero incorporati nel neocostituito Gruppo Dolciario Italiano. Il marchio oggi appartiene a Bauli.
Un’eredità che sopravvive
La storia non è però finita del tutto. Nel 2007 i nipoti di Alberto Alemagna, Tancredi e Alberto, hanno fondato a Milano la società T’a Milano, che produce cioccolato e alimenti di pasticceria avvalendosi del ricettario storico Alemagna.
Ma i Krafen al cacao e all’albicocca restano lì, in quel ring animato degli anni ’80, simbolo perfetto di un’Italia che sapeva fare pubblicità con leggerezza e fantasia, e che sapeva anche fare ottimi krapfen.
Ricorda: A te tocca giudicare scegli il Krafen che ti pare.
Ricorda anche che se ti piace questo genere di contenuti non dimenticarti di leggere altro nella nostra rubrica Cucina che parla e vini che rispondono



