
A Firenze, in un convento a due passi dal Duomo, un frate ha trovato un foglietto pubblicitario di quasi due secoli fa che parla di coca, noce di kola e stanchezza cronica. I giornali italiani hanno subito deciso che si tratta della vera origine della Coca-Cola. I fatti, come spesso capita, sono un po’ più modesti e molto più interessanti.
Il foglietto nell’archivio
Padre Manuel Russo, rettore del convento di San Marco, stava riordinando l’archivio della farmacia storica del convento, attiva dal Quattrocento e fondata da frate Antonino con i soldi di Cosimo de’ Medici, gente che sapeva scegliere gli investimenti. Tra le carte è saltato fuori un foglietto pubblicitario di metà Ottocento che reclamizzava un “Elixir vinoso ricostituente”, venduto come rimedio per stanchezza fisica e mentale, mal di testa e le immancabili “fatiche straordinarie” che a quanto pare affliggevano già i fiorentini di allora.
Trenta grammi di noce di kola
La ricetta, per chi volesse cimentarsi in casa (sconsigliato), prevedeva trenta grammi di noce di kola e dieci di foglie di coca boliviana lasciate in infusione in un litro di alcolico. Secondo padre Russo era uno dei prodotti più richiesti della farmacia dei frati. Gli stessi due ingredienti, coca e kola, che qualche decennio dopo il farmacista americano John Stith Pemberton avrebbe messo insieme nel suo French Wine Coca, il preparato da cui nel 1886 sarebbe nata la Coca-Cola. Una coincidenza che i giornali hanno rilanciato tutti allo stesso modo, con la stessa fonte, lo stesso ordine dei fatti e vari gradi di entusiasmo.
Il dettaglio che nessuno racconta
C’è un problema, ed è che l’antenata della Coca-Cola esiste già, ha un nome e un cognome. Si chiama Vin Mariani, l’ha inventato nel 1863 il chimico corso Angelo Mariani, ed è proprio il French Wine Coca di Pemberton a essere una copia dichiarata del Vin Mariani, non un’invenzione partita da zero. Il vino alla coca di Mariani ebbe un successo tale da conquistare pure papa Leone XIII, che pare non se ne separasse mai. Rispetto a questo, il foglietto di San Marco arriva dopo, non prima.
Un genere, non un’eccezione
C’è poi un altro dettaglio che ridimensiona la scoperta senza sminuirla. Nella seconda metà dell’Ottocento i tonici a base di coca e kola non erano un’idea isolata ma un genere merceologico affollato. Ne esistevano decine, dal Metcalf’s Coca Wine al Maltine, prodotti in tutta Europa e negli Stati Uniti mentre la medicina ottocentesca scopriva gli alcaloidi e li infilava un po’ ovunque, dagli sciroppi per la tosse ai colliri. L’elisir dei frati domenicani non anticipa un’invenzione, si inserisce in una moda già consolidata, arrivata a Firenze con ogni probabilità grazie ai missionari attivi in Sudamerica.
Quello che resta
Resta comunque una storia vera, ben raccontata da chi l’ha trovata, e per una volta anche verificabile. Solo che la vera notizia non è che i frati hanno inventato la Coca-Cola, ma che per generazioni, tra le mura di un convento fiorentino, si è venduto legalmente e devotamente uno dei tonici più euforizzanti della farmacopea ottocentesca, con tanto di garanzia contro il mal di testa.
Ne parliamo su TOHzine, dove le fonti si controllano anche quando la storia sarebbe più bella senza.


