Il lucchetto e la chiave buttata nel fiume. Una storia d’amore che pesa 45 tonnellate

C’è un gesto che il XX secolo ha consegnato al XXI con tutta la sua innocenza kitsch: un lucchetto attaccato a un ponte, una chiave lanciata nell’acqua, l’amore sigillato per sempre. Almeno finché il ponte regge.

La Serbia, 1914. Tutto comincia con un tradimento

La storia dei lucchetti d’amore non nasce a Parigi, come vorrebbero i romantici, ma in una città termale della Serbia chiamata Vrnjačka Banja, poco prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Una maestra di nome Nada si innamorò di un ufficiale dell’esercito. Si incontravano su un ponte della città, il Most Ljubavi. Poi lui partì per la guerra, si innamorò di un’altra donna e abbandonò Nada, che morì di crepacuore. Le donne del posto, per proteggersi dallo stesso destino, cominciarono ad attaccare lucchetti al ponte scrivendo il nome proprio e quello dei loro uomini, sperando di legarli a casa. La tradizione nasce quindi non dall’amore trionfante, ma dalla paura dell’abbandono. Un dettaglio che nessun venditore ambulante di lucchetti ha mai considerato opportuno mettere in evidenza.

Roma, 2006. Federico Moccia inventa una moda (di notte, di nascosto)

La nascita della tradizione contemporanea dei lucchetti a Roma prende spunto dal film Ho voglia di te, del 2007, tratto dall’omonimo libro Tre metri sopra il cielo di Federico Moccia: Step e Gin si innamorano e scelgono di simboleggiare il loro amore con un lucchetto attaccato a uno dei lampioni di Ponte Milvio, gettando la chiave nel Tevere. Quello che non tutti sanno è che la sera prima dell’uscita del libro, poco dopo la mezzanotte, Federico Moccia era lì, da solo, e attaccava lui stesso il primo lucchetto al terzo palo. “Avevo paura che qualche lettore andasse a Ponte Milvio e non trovasse nemmeno un lucchetto”, ha raccontato anni dopo. Un atto fondativo, quindi, ma anche un piccolo panico editoriale travestito da romanticismo. Nel giro di pochissimo tempo centinaia di coppie iniziarono a fissare lucchetti al lampione centrale, gettando poi la chiave nel fiume. La moda si diffuse eccessivamente fino a costringere l’amministrazione comunale a disporre la rimozione, nel settembre del 2012, delle centinaia di lucchetti abbandonati sui pali. Non solo per una questione di decoro, ma anche di sicurezza. Molti romani conoscono quel ponte come Ponte Mollo, per il fatto che quando il Tevere è in piena è il primo della città ad essere sommerso. I lucchetti, dunque, aggiungevano instabilità strutturale a un ponte già abituato a cedere ai capricci del fiume.

Parigi, 2015. L’amore pesa 45 tonnellate

Parigi ha segnato la storia dei lucchetti d’amore nel giugno 2015 rimuovendo oltre un milione di lucchetti dal Pont des Arts, per un peso complessivo di circa 45 tonnellate, conquistando il Guinness World Record per il maggior numero di lucchetti rimossi da un ponte. Il peso totale accumulato era grossomodo equivalente a quello di venti elefanti. Nel 2014 una sezione della recinzione era già crollata sotto il loro peso, e le autorità avevano dovuto far evacuare i turisti in tutta fretta. La città delle luci aveva scoperto che l’amore eterno, moltiplicato per un milione, è soprattutto un problema ingegneristico. Le autorità avevano provato prima a chiedere gentilmente di smettere, poi a lanciare una campagna per convincere le coppie a postare il proprio “lucchetto virtuale” sui social invece di attaccarne uno fisico. L’amore però è sordo oltre che cieco, e i turisti hanno continuato imperterriti. Oggi la legge che vieta i lucchetti sui ponti di Parigi prevede multe fino a 500 euro.

Il mondo si organizza (con più buonsenso)

Non tutti hanno gestito la cosa con la stessa eleganza caotica di Roma e Parigi. A Seoul, sulla N Seoul Tower a 236 metri sul livello del mare, le autorità hanno abbracciato la tradizione installando appositi alberi metallici su cui appendere i lucchetti e panche a forma di cuore che, inclinandosi verso il centro, costringono fisicamente le coppie ad avvicinarsi. Una forma di ingegneria sentimentale applicata. Siccome lanciare le chiavi dal belvedere avrebbe potuto colpire qualcuno in testa, è stato installato un apposito cestino dove depositarle. Romanticismo con rete di protezione. A Colonia, sul Hohenzollern Bridge, i lucchetti esistono dal 2008 e Deutsche Bahn — la compagnia ferroviaria che gestisce il ponte — ha dichiarato che non li ritiene un pericolo per la statica. Almeno per ora. Un visitatore ha annotato che camminando sul ponte si percepisce una leggera inclinazione laterale causata dal peso dei lucchetti. Ottimismo ferroviario tedesco. A Venezia, invece, chi viene sorpreso ad attaccare un lucchetto al Ponte di Rialto o all’Accademia rischia una multa fino a 3.000 euro. La Serenissima ha deciso che il proprio patrimonio vale più di qualunque promessa d’amore.

Cosa resta

Il lucchetto forse rimane, forse viene tolto da qualche comune preoccupato del decoro urbano. La chiave è in fondo al Tevere, alla Senna, al Reno — insieme a tonnellate di altre chiavi e a qualche portafoglio caduto per sbaglio. I pesci la ignorano. La coppia, forse, ha trovato un avvocato.

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