
C’è un momento, in ogni città italiana, in cui un bar decide di accendere il kitsch.
Non una luce, non due. TUTTE.
Stringhe di lampadine appese come ghirlande post-natalizie, pergolati di LED caldi, lanterne che oscillano come in un film romantico girato nel reparto giardinaggio dell’IKEA.
Benvenuti nel regno dei locali luminosamente inutili, dove ogni bulbo serve più al feed che al bicchiere.
Qui si beve poco e si fotografa molto.
Ogni tavolo è un set, ogni cocktail un pretesto per dire “che atmosfera”, mentre il gin tonic sa di acqua tonica e rimpianti.
Le chiamano vibes. Noi le chiamiamo lampadine a basso voltaggio e alto imbarazzo.
Appese tra palme finte, infilate in vasi di vetro o avvolte intorno a bottiglie di prosecco, creano un effetto sospeso tra mercatino di Natale esausto e rave per interior designer pentiti.
Il bar kitsch moderno ha un’estetica precisa:
sedie spaiate “perché fa vintage”, piante finte in vaso di zinco, scritte al neon tipo Good Vibes Only (mentre il Wi-Fi non funziona).
C’è sempre un angolo “boho” con cuscini color ruggine, un’asse di legno riciclato che pretende di essere un tavolo e una playlist che mescola Sam Smith e Mina in un unico trauma sonoro.
È l’idea che basti la luce giusta per rendere interessante un Mojito fatto con rum scadente.
Che basti un riflesso ambrato per far sembrare il pavimento in resina una spiaggia di Bali.
È il trionfo del “basta l’atmosfera”, quella che serve a nascondere il resto: il bicchiere scheggiato, la tovaglietta che appiccica, la playlist che urla Ed Sheeran anche se sono le tre del pomeriggio.
Ogni volta che entri in questi bar, ti accoglie una tempesta di filamenti LED e un profumo indistinto di spritz, citronella e candela profumata dall’aria anonima.
Ti siedi, guardi in su e ti senti dentro un rendering di Pinterest con ansia incorporata.
C’è chi giura che sotto certe luci le persone sembrino più belle.
Quel filo di luci è l’equivalente luminoso del punto esclamativo messo a fine di una frase brutta per farla sembrare entusiasta.
E il bello è che funziona.
La gente ci va, perché in fondo vogliamo tutti sentirci dentro una foto di copertina di Airbnb.
Ci piace quella sensazione di calore artificiale, quella luce che ti liscia la pelle e ti fa dimenticare che stai bevendo un Americano a 9 euro su una sedia pieghevole.
Il bar kitsch è la nuova chiesa laica dell’estetica globale:
si entra per cercare un’emozione, si esce con una Storia su Instagram.
E forse va bene così.
Solo, la prossima volta che vi trovate sotto quelle lucine che fingono romanticismo, chiedetevi:
è davvero magia o solo una prolunga con ambizioni artistiche?


