
È bastato un tre consumato che sembrava un otto. E così, in un pomeriggio qualunque del 2020, i tecnici del Ministero della Cultura hanno lasciato uscire dall’Italia un capolavoro medievale del valore di mezzo milione di sterline, convinti fosse un quadretto devozionale da 38.000 euro. Benvenuti nella storia più grottesca dell’anno.
Una Madonna, una cifra, un equivoco clamoroso
La vicenda comincia nel marzo 2020, quando una società con sede a Lugano chiede al Ministero della Cultura il certificato di libera circolazione per esportare una Madonna con Bambino, presentata come opera di scuola italiana in stile bizantino del XIX secolo. Sul retro della tavola, un’iscrizione indica: “Dipinta da Alfonso Martorelli Fiori, Bologna, anno 1850.” L’ufficio esportazione esamina il dipinto e rilascia il benestare il 10 agosto dello stesso anno: opera di “modesto” interesse, nessuna ragione per trattenerla. Il ministro di turno è Dario Franceschini. L’opera parte. Gli svizzeri se la portano a casa per 38.000 euro, contenti dell’affare.
Il restauro che ha cambiato tutto
Nel 2022 la società decide di sottoporre il dipinto a restauro. Le operazioni di pulitura rivelano un dettaglio che, in altri contesti, sarebbe il finale di un giallo: la data sul retro non è “1850”, ma “1350”. Un tre logoro, consumato, che a un esame distratto era sembrato un otto. Mezzo millennio di errore in una cifra malmessa. Da quel momento la storia cambia completamente registro. L’opera non è un omaggio ottocentesco ai modi medievali: è una tavola del Duecento, attribuita al Maestro del Battistero di Parma, pittore anonimo attivo tra il 1240 e il 1270, autore di alcune delle opere più significative del romanico emiliano. Christie’s la inserisce nella “Old Masters Evening Sale” con una stima tra le 400.000 e le 500.000 sterline. Quello stesso quadro che i tecnici ministeriali avevano liquidato come “lavoro modesto.”
Il contrattacco tardivo e la sconfitta definitiva
Il Ministero, passato nel frattempo nelle mani di Gennaro Sangiuliano, prova a rimediare. Riesce a far sospendere l’asta da Christie’s e nel marzo 2023 annulla in autotutela il certificato di libera circolazione, addebitando alla società svizzera “false e non veritiere indicazioni.” Peccato che siano trascorsi due anni e mezzo dal rilascio originario: la Corte Costituzionale aveva fissato in dodici mesi il termine entro il quale un attestato del genere può essere revocato. Il Tar del Lazio dà ragione alla proprietà. Il Consiglio di Stato, nel maggio 2026, conferma: la Madonna con Bambino rimane in Svizzera e può essere venduta.
La catena degli errori
C’è anche un capitolo finale che riguarda i media, inclusi alcuni organi di settore. Nel riportare la vicenda, molte testate hanno ulteriormente complicato il quadro confondendo l’attribuzione: il Maestro del Battistero di Parma è un anonimo del Duecento, non del Trecento. Quel “1350” sul retro, affiorato dopo la pulitura, era anch’esso sbagliato — inciso chissà quando e da chi — e ha depistato chi si è fermato alla data invece che all’expertise di Christie’s. Una gaffe nell’altra, in una storia che sembra progettata apposta per illustrare cosa succede quando si va di fretta. Il patrimonio culturale italiano è uscito dall’Italia per 38.000 euro e un tre consumato. Il resto è storia svizzera.
Zona Instabile è la rubrica di TOHzine sui fenomeni digitali, i comportamenti collettivi e le derive del contemporaneo. Perché a volte il sistema non si inceppa per cattiveria: basta un tre che sembra un otto.


