
Cecchignola batte tutti. Il primo eco-quartiere d’Italia non è dove pensavi.
L’Italia edilizia ha un problema cronico con il futuro: lo rimanda. Mentre il 70% del patrimonio immobiliare nazionale è stato costruito prima del 1980, qualcuno ha deciso di smettere di aspettare. Il risultato si chiama Città Verde, sorge tra la Cecchignola e Colle Ardeatino, a meno di un chilometro dalla fermata Laurentina della metro B, e ha già 440 famiglie che ci abitano dentro.
Un quartiere che non si limita a esistere
Città Verde non è un complesso residenziale nel senso in cui siamo abituati a usare quella formula. Sviluppato da La Leva, impresa con oltre sessant’anni di storia nel real estate e tremila unità immobiliari realizzate, il progetto si estende su 41 ettari nel quadrante sud-ovest della capitale e prevede fino a mille unità abitative, più scuole, negozi di prossimità, piste ciclabili e infrastrutture per la mobilità sostenibile. Il 55% della superficie totale è destinato a verde pubblico, numeri che da soli basterebbero a distinguerlo da qualsiasi operazione immobiliare ordinaria.
Il progettista e fondatore Alessandro Guglielmi, architetto e project manager di La Leva, lo descrive come un ecosistema urbano. Non è retorica: il quartiere è progettato perché funzioni da solo, perché abbia senso anche senza che qualcuno ti spieghi perché dovrebbe averlo.
Il New European Bauhaus non è una brochure
Città Verde è la prima iniziativa in Italia ad applicare concretamente i criteri del New European Bauhaus, il programma lanciato dalla Commissione Europea nel 2021 per ripensare l’abitare intorno a tre assi: sostenibilità, estetica, inclusività. In altri contesti è rimasto uno slogan da convegno. Qui è diventato architettura.
I dati ambientali sono verificati e certificati, non promozionali: gli edifici riducono il fabbisogno energetico del 30%, l’80% dell’energia viene prodotta da fonti rinnovabili, il sistema è completamente gas free con riscaldamento a pavimento e pompe di calore. Ogni anno vengono evitate oltre 111.000 tonnellate di emissioni di CO2. Gli appartamenti sono in classe energetica A4, certificati secondo il protocollo GBC Home con rating Silver da parte di Green Building Council Italia, certificazione ottenuta nell’aprile del 2025.
Non solo: nello stesso mese Città Verde ha ricevuto anche la certificazione GBC Quartieri, che valuta la sostenibilità non del singolo palazzo ma dell’intera area urbana. È il primo progetto in Italia ad averle ottenute entrambe contemporaneamente.

Urban District e la passeggiata che non ti aspetti
Il comparto più recente si chiama Urban District, ed è quello attualmente in costruzione. Ospiterà 225 appartamenti, consegna prevista per inizio 2027, con tipologie che vanno dal bilocale al trilocale fino a combinazioni personalizzabili. Al piano strada sorgeranno circa 4.500 metri quadrati di spazi commerciali pensati per l’economia di prossimità: farmacia, bar, ferramenta, quello di cui un quartiere ha bisogno per smettere di essere solo un dormitorio.
A circondare l’intera area commerciale, una passeggiata pedonale artistica ispirata ai principi del New European Bauhaus. Il progetto si chiama “Ali e Radici” ed è opera dell’artista Marko Reimmortal. Ha coinvolto scuole primarie, licei artistici e università nella realizzazione di installazioni scultoree, sedute in cemento a bassa impronta di carbonio e mosaici nati dai disegni dei bambini. L’arte come infrastruttura pubblica, non come decorazione.
Quanto costa abitare il futuro
I prezzi partono da 245.000 euro, allineati al mercato circostante non certificato. La scelta di Guglielmi è stata precisa: rinunciare a parte della marginalità per non far pagare all’acquirente il costo della sostenibilità. Una decisione che si è rivelata commercialmente vincente, con un tasso di invenduto dichiarato pari a zero. Il 23 maggio 2026 è previsto un Open House con prenotazione obbligatoria e posti limitati per visitare bilocali e trilocali già arredati.
Il primo eco-quartiere d’Italia non è a Milano. Non è al Nord. È a Roma.
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